Una batteria al litio gettata nel sacco dell’indifferenziato può diventare un problema di sicurezza, oltre che un’occasione persa per recuperare materie prime. È il messaggio rilanciato il 14 ottobre 2026 dal Consorzio SINAB in occasione della Giornata contro l’incenerimento dei rifiuti e dell’International E-Waste Day. Il tema riguarda non soltanto le grandi batterie delle auto elettriche, ma anche accumulatori domestici, power bank, pile e piccoli apparecchi elettronici.
Perché una batteria non deve finire nei rifiuti comuni
Le batterie agli ioni di litio contengono materiali e componenti che richiedono una gestione specifica. Se una cella viene danneggiata o schiacciata, per esempio durante la compattazione dei rifiuti, può verificarsi un cortocircuito interno e, nei casi più gravi, un surriscaldamento con incendio. Il rischio non significa che ogni batteria sia pericolosa durante il normale utilizzo: riguarda soprattutto condizioni improprie di trasporto, trattamento o danneggiamento.
Il conferimento scorretto impedisce inoltre di recuperare materiali come litio, nichel, cobalto e rame. Non tutte le batterie contengono le stesse sostanze: le chimiche LFP, per esempio, non utilizzano nichel e cobalto nel materiale catodico. Per questo le filiere di raccolta e riciclo devono riconoscere tipologie diverse e trattarle con processi adeguati.
Dove conferire pile, power bank e piccoli RAEE
Per le pile portatili esauste esistono contenitori dedicati in molti punti vendita e nei centri di raccolta comunali. I piccoli apparecchi elettronici, come telefoni, caricabatterie e dispositivi guasti, appartengono invece alla filiera dei RAEE: possono essere portati nelle isole ecologiche e, nei casi previsti, consegnati ai rivenditori che effettuano il ritiro.
Prima di conferire un dispositivo è utile verificare le indicazioni del proprio Comune e del punto di raccolta. Una batteria visibilmente gonfia, danneggiata o surriscaldata non va maneggiata come una pila integra: occorre rivolgersi a un centro autorizzato per ricevere istruzioni di sicurezza. Le batterie di trazione delle automobili seguono canali professionali dedicati e non devono essere smontate dai privati.
I numeri italiani sulla gestione dei rifiuti
Nel suo approfondimento SINAB richiama il Rapporto Rifiuti Urbani 2025 di ISPRA: per il 2024 vengono indicati poco meno di 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti in Italia, con una raccolta differenziata al 67,7%. La quota avviata al recupero di materia è indicata al 54%, mentre il 18% è stato incenerito e il 15% collocato in discarica.
Questi dati riguardano l’insieme dei rifiuti urbani e non misurano direttamente quante batterie siano state riciclate. Servono piuttosto a ricordare che la separazione all’origine è decisiva per consentire il corretto trattamento delle frazioni che richiedono impianti specializzati.
Norme europee e responsabilità dei produttori
La gerarchia europea dei rifiuti privilegia prevenzione, riutilizzo e riciclo rispetto al recupero energetico e allo smaltimento. SINAB richiama inoltre l’articolo 74 del Regolamento UE 2023/1542 sulle batterie, che disciplina l’informazione agli utilizzatori e ai distributori in merito alla prevenzione dei rifiuti e alle corrette modalità di gestione a fine vita.
La responsabilità non è quindi soltanto dei cittadini. Produttori e importatori devono partecipare ai sistemi previsti e favorire la raccolta separata, affinché materiali potenzialmente preziosi non finiscano dispersi o trattati in modo inappropriato.
Il collegamento con la mobilità elettrica
La diffusione di automobili elettriche e sistemi di accumulo renderà sempre più importante una filiera di raccolta efficiente. Recuperare i materiali non elimina l’impatto ambientale della produzione delle batterie, ma può ridurre il fabbisogno di nuove materie prime e migliorare la sicurezza nella gestione del fine vita.
Il messaggio pratico è semplice: una pila, un power bank o un piccolo apparecchio elettronico non devono essere gettati nell’indifferenziato. Il gesto corretto parte dal conferimento separato e prosegue con una filiera di trattamento adeguata.