Riciclo batterie, l’UE conferma gli obiettivi: litio al 50% entro il 2027

Bruxelles conferma la strada del riciclo

La Commissione europea ha valutato gli obiettivi di efficienza del riciclo e di recupero dei materiali fissati dal regolamento batterie 2023/1542, giudicandoli ancora appropriati. Il rapporto pubblicato l’11 settembre 2026 conclude che non vi sono, per il momento, ragioni per modificarli. Il tema è centrale per l’industria delle auto elettriche: con l’aumento delle batterie circolanti, crescerà anche la necessità di raccoglierle e recuperare materie prime strategiche.

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Le soglie per il recupero dei materiali

Entro il 31 dicembre 2027 l’obiettivo di recupero è fissato al 50% per il litio e al 90% per cobalto, rame, piombo e nichel. Entro la fine del 2031 le percentuali dovranno salire rispettivamente all’80% per il litio e al 95% per gli altri materiali indicati. Queste soglie di recupero dei singoli materiali non vanno confuse con l’efficienza complessiva dei processi di riciclo misurata sul peso delle batterie.

Perché il riciclo diventa strategico

Il recupero di materiali può contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime, rafforzare la catena di approvvigionamento europea e limitare la dispersione di sostanze potenzialmente pericolose. Ci sono tuttavia ostacoli da affrontare: la raccolta delle batterie esauste, il trasporto in sicurezza, i costi industriali e la redditività delle diverse chimiche. Le batterie LFP, per esempio, pongono sfide economiche differenti rispetto ad altre composizioni.

Cosa cambia per automobilisti e industria

Per gli automobilisti il messaggio pratico è che una batteria non deve finire nei normali rifiuti: servono filiere autorizzate. Per i produttori e gli operatori del riciclo, invece, il regolamento stabilisce parametri verificabili di recupero e sostenibilità. La Commissione prevede una nuova valutazione entro il 2031, lasciando spazio agli sviluppi tecnologici. L’informazione sui RAEE e sulle batterie esauste, divulgata anche da realtà specializzate come SINAB, resta un tassello importante per rendere operativa l’economia circolare.

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