L’Europa ha già impegnato quasi 200 miliardi di euro nello sviluppo del proprio ecosistema dedicato all’auto elettrica. Il dato emerge da un’analisi di New Automotive e fotografa la dimensione industriale della transizione in corso.
Gli investimenti riguardano principalmente la produzione di batterie, gli stabilimenti automobilistici e le infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza tecnologica e industriale dall’Asia.
Oltre 100 miliardi nella filiera batterie
La quota più importante degli investimenti è destinata alla catena del valore delle batterie, con circa 109 miliardi di euro impegnati tra celle, materiali, gigafactory e componentistica.
È un settore strategico perché la batteria rappresenta ancora una delle componenti più costose e tecnologicamente rilevanti di un’auto elettrica.
60 miliardi per la produzione di veicoli elettrici
Circa 60 miliardi di euro sono invece destinati alla produzione di veicoli elettrici e alla riconversione degli stabilimenti esistenti.
Germania, Francia, Spagna, Italia e altri Paesi europei stanno cercando di preservare la propria base industriale accompagnando il passaggio dai motori termici alle nuove piattaforme elettriche.
Decine di miliardi per la ricarica
Un’altra parte rilevante riguarda le infrastrutture pubbliche di ricarica, con investimenti stimati tra 23 e 46 miliardi di euro.
In Europa è già stata superata la soglia del milione di punti di ricarica pubblici, ma la crescita dovrà continuare per accompagnare l’aumento del parco circolante elettrico.
Germania al centro della trasformazione
La Germania rappresenta circa un quarto degli investimenti complessivi europei e rimane il principale polo industriale del settore.
La presenza di grandi costruttori, fornitori e impianti produttivi rende il Paese uno dei centri più importanti per lo sviluppo delle nuove tecnologie elettriche.
La sfida con la Cina resta aperta
Nonostante gli investimenti, la Cina mantiene un vantaggio molto forte nella produzione di batterie e componenti.
Per l’Europa, quindi, la sfida sarà trasformare gli investimenti annunciati in capacità produttiva reale, mantenendo costi competitivi e riducendo la dipendenza da forniture esterne.