Le auto elettriche usate potrebbero mantenere il proprio valore meglio di quanto indicato da molte previsioni del settore. Una nuova analisi pubblicata da Transport & Environment mette in discussione alcune delle ipotesi utilizzate per stimare la svalutazione dei veicoli elettrici, con conseguenze potenzialmente importanti su leasing e finanziamenti.
Il valore residuo pesa direttamente sulle rate
Quando una società di leasing stima che un’auto perderà molto valore al termine del contratto, quella perdita prevista viene incorporata nel canone mensile. Una previsione troppo pessimistica può quindi rendere un’elettrica artificialmente più costosa per il cliente, anche se il valore reale dell’auto usata si rivela successivamente superiore.
Secondo l’analisi, una migliore valutazione dei valori residui potrebbe contribuire a ridurre il costo mensile di utilizzo e rendere più competitive le offerte dedicate ai veicoli elettrici.
Batteria e mercato dell’usato diventano centrali
Uno dei fattori che storicamente ha alimentato l’incertezza è la durata della batteria. Con l’aumento dei dati reali sulle flotte e sulle auto con diversi anni di vita, però, diventa possibile stimare con maggiore precisione degradazione, autonomia residua e valore del veicolo.
La diffusione di certificati sullo stato di salute della batteria può inoltre ridurre l’asimmetria informativa tra venditore e acquirente e sostenere le quotazioni dell’usato.
Perché può cambiare il mercato europeo
Il tema non riguarda soltanto chi compra una vettura di seconda mano. Valori residui più realistici possono influenzare l’intero mercato: leasing aziendali, noleggio a lungo termine, flotte e prezzi delle auto nuove.
Per la mobilità elettrica europea è un passaggio importante. Dopo anni nei quali la svalutazione è stata indicata come uno dei principali rischi economici, la disponibilità di dati più maturi potrebbe modificare le condizioni finanziarie e rendere l’elettrico più accessibile senza necessariamente ricorrere a nuovi incentivi pubblici.