Una colonnina veloce alimentata da una batteria integrata
La britannica Allye ha presentato la gamma MEV, un sistema di ricarica rapida in corrente continua che integra batterie provenienti da veicoli elettrici e destinate a una seconda vita. L’idea è permettere a depositi e flotte di erogare potenze elevate senza dover necessariamente ottenere subito una connessione elettrica più grande. L’annuncio di fine ottobre 2026 si rivolge soprattutto a chi gestisce furgoni, mezzi aziendali e veicoli che rientrano ogni giorno alla base.
Il principio è semplice: il sistema accumula lentamente energia dalla fornitura già disponibile e la rilascia rapidamente durante la ricarica dei veicoli. Non crea energia dal nulla e non elimina il limite dell’alimentazione: se le sessioni ad alta potenza si susseguono senza pause, la batteria deve essere ricaricata e la potenza disponibile può ridursi.
MEV200 e MEV300: potenza e capacità a confronto
La gamma comprende due configurazioni. MEV200 offre una potenza nominale DC di 200 kW con 155 kWh di accumulo; MEV300 sale a 300 kW e 232 kWh. Entrambe hanno due connettori CCS2 e architettura a 800 volt, compatibile anche con veicoli a 400 volt, pur con limiti di potenza differenti. La potenza totale viene condivisa quando sono collegati due mezzi.
Allye specifica che la MEV300 può arrivare fino a 300 kW su un singolo veicolo a 800 volt, mentre su un mezzo a 400 volt il limite indicato è di circa 160 kW. Queste sono caratteristiche del dispositivo, non la promessa che ogni automobile accetti quella potenza: il risultato dipende anche dalla batteria del veicolo, dalla temperatura e dallo stato di carica.
Perché usare batterie di seconda vita
Ogni unità MEV contiene due o tre pacchi batteria recuperati da veicoli elettrici. Secondo l’azienda, i moduli mantengono i propri sistemi di gestione e sono installati in un’architettura che ne facilita la manutenzione individuale. Il riutilizzo può prolungare il valore industriale di batterie non più destinate alla trazione, ma ancora adatte ad applicazioni stazionarie.
Questo approccio richiede verifiche sullo stato di salute, sulla sicurezza e sulla compatibilità delle batterie. Non tutti i pacchi dismessi sono automaticamente riutilizzabili: occorrono selezione, protezioni elettriche, gestione termica e controlli costanti. Allye cita dispositivi di protezione, rilevamento dei gas e barriere antincendio come elementi del progetto.
Il vantaggio per le flotte e il nodo dei costi
Un deposito con alimentazione limitata può trovarsi nell’impossibilità di installare una colonnina tradizionale da 200 o 300 kW senza lavori di potenziamento. Un sistema con accumulo può spostare nel tempo l’assorbimento dalla rete, usando le ore di sosta per recuperare energia. È particolarmente utile quando i veicoli devono ricaricare rapidamente tra due turni, ma restano fermi per molte ore durante la notte.
Allye indica un prezzo di partenza di circa 70.000 sterline, IVA esclusa e variabile secondo la configurazione. Le stime aziendali di risparmio sul costo totale di possesso dipendono da tariffe, infrastruttura esistente, numero di sessioni e durata delle batterie. Non possono essere considerate risparmi garantiti per qualsiasi cliente.
Che cosa manca per valutarne l’impatto
La disponibilità commerciale dichiarata non va confusa con la presenza diffusa di installazioni MEV già operative. Per valutare il prodotto serviranno dati indipendenti su efficienza complessiva, manutenzione, affidabilità e costo reale per kWh erogato. Anche le eventuali funzioni di scambio con la rete dipenderanno dalle autorizzazioni e dalle regole locali.
La tecnologia è comunque interessante per l’Italia, dove molti depositi di flotte e parcheggi aziendali devono affrontare il problema della potenza di connessione. L’accumulo può essere una soluzione complementare al potenziamento della rete, non un sostituto universale. Immagine in evidenza illustrativa di ricarica elettrica: non raffigura un prodotto Allye MEV.