Le Comunità Energetiche Rinnovabili permettono a cittadini, imprese, enti e altri soggetti di condividere virtualmente l’energia prodotta da impianti rinnovabili. Il principio è diverso dal semplice autoconsumo domestico: produttori e consumatori possono trovarsi in edifici diversi, purché rispettino i requisiti tecnici e territoriali previsti dalla disciplina dell’autoconsumo diffuso.
Cos’è una Comunità Energetica Rinnovabile
Una CER è un soggetto giuridico autonomo basato sulla partecipazione aperta e volontaria. Il suo obiettivo principale non è la massimizzazione del profitto finanziario, ma la produzione di benefici ambientali, economici o sociali per i membri e per il territorio.
L’energia elettrica continua fisicamente a viaggiare attraverso la rete pubblica: la “condivisione” viene calcolata dal sistema confrontando, nello stesso intervallo temporale, l’energia immessa dagli impianti della configurazione e quella prelevata dai membri.
Chi può partecipare
Possono far parte delle configurazioni, nel rispetto delle regole applicabili, cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali, amministrazioni locali, enti religiosi e realtà del terzo settore. La struttura concreta dipende dal progetto e dal ruolo dei singoli membri come produttori, consumatori o prosumer.
Come funzionano gli incentivi
Il GSE riconosce una tariffa incentivante sull’energia condivisa incentivabile per un periodo di 20 anni. La tariffa premio è compresa, secondo le regole GSE, tra 60 e 120 euro/MWh in funzione della potenza dell’impianto e del valore dell’energia, con una possibile maggiorazione territoriale per gli impianti fotovoltaici.
Alle configurazioni spettano inoltre i corrispettivi previsti per la valorizzazione dell’energia autoconsumata. L’energia immessa in rete resta nella disponibilità del produttore e può essere valorizzata separatamente.
Il contributo in conto capitale
Per specifici impianti inseriti in CER e gruppi di autoconsumatori, la disciplina GSE prevede anche un contributo PNRR in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili nei Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti. Requisiti, finestre operative e cumulabilità devono essere verificati sul portale GSE al momento della domanda, perché sono soggetti a condizioni e scadenze specifiche.
Perché una CER può essere interessante
Il vantaggio non consiste soltanto nell’incentivo. Una comunità può favorire nuovi impianti fotovoltaici, mettere a disposizione tetti pubblici o privati, coinvolgere famiglie che non possiedono una superficie adatta e creare progetti locali legati anche a mobilità elettrica, contrasto alla povertà energetica e servizi collettivi.
Per chi sta valutando un impianto domestico, abbiamo preparato anche una guida su come dimensionare correttamente il fotovoltaico.
Come si avvia una comunità energetica
Il percorso parte dall’individuazione dei soggetti interessati e degli impianti, prosegue con la verifica della configurazione elettrica e della cabina primaria di riferimento, la costituzione del soggetto giuridico e la definizione delle regole di ripartizione dei benefici. Successivamente si presenta la richiesta al GSE attraverso i servizi dedicati all’autoconsumo diffuso.
Il GSE mette a disposizione anche una verifica preliminare di ammissibilità, facoltativa, per valutare il progetto prima della richiesta definitiva.
Un modello energetico locale
Le CER trasformano l’energia rinnovabile da investimento del singolo edificio a progetto di territorio. La convenienza dipende da produzione, consumi contemporanei, costi di realizzazione e regole di distribuzione dei benefici, ma il modello permette di coinvolgere anche chi non potrebbe installare un impianto direttamente sulla propria abitazione.
Fonti: GSE – contributi economici CER; GSE – autoconsumo diffuso.