I robot non stanno entrando soltanto nelle fabbriche: iniziano a svolgere operazioni ripetitive anche nei grandi cantieri fotovoltaici. Maximo Robotics ha annunciato il 29 ottobre 2026 di aver superato 300mila attività di costruzione completate attraverso i propri sistemi robotici, impiegati soprattutto nella movimentazione e nel posizionamento dei moduli solari.
La società americana ha presentato anche Max 4.0, una nuova evoluzione della piattaforma. Secondo i dati comunicati dall’azienda, le squadre che lavorano insieme a questi robot raggiungono una produttività per persona e per ora di turno pari a circa 2,5 volte quella dell’installazione manuale. È una misura riferita alle operazioni e ai contesti monitorati da Maximo, non una garanzia valida per ogni cantiere.
Che cosa fanno i robot sul campo
Nei parchi solari di grandi dimensioni bisogna movimentare, orientare e posizionare moltissimi pannelli. Ogni modulo richiede un’installazione accurata, con attenzione alla sicurezza degli addetti e alla qualità del montaggio. La ripetitività rende alcune fasi adatte all’automazione, soprattutto quando i volumi sono elevati.
Maximo sviluppa macchine capaci di operare su terreni di cantiere e manipolare moduli pesanti, affiancando gli installatori. L’obiettivo è ridurre il lavoro fisicamente più gravoso e aumentare la regolarità delle operazioni. Restano necessarie persone per preparazione del sito, controllo qualità, manutenzione, supervisione e gestione delle situazioni non previste.
Oltre 300mila attività completate
Il numero annunciato non corrisponde a 300mila impianti realizzati e neppure a 300mila pannelli necessariamente installati: l’unità di misura indicata è l’attività di costruzione, secondo la definizione operativa adottata dall’azienda. Per confrontare Maximo con altri sistemi servirebbero metriche standardizzate e dati indipendenti.
Il valore del risultato è mostrare una continuità di impiego superiore alla semplice dimostrazione in laboratorio. Nei cantieri reali contano condizioni del terreno, vento, disponibilità dei materiali e interazione con gli operatori. Anche il numero di interventi manuali richiesti durante un turno è un indicatore importante della maturità di una soluzione.
Max 4.0 e il ruolo dell’intelligenza artificiale
La piattaforma integra strumenti di percezione, pianificazione e controllo dei movimenti. L’intelligenza artificiale aiuta il robot a interpretare l’ambiente di lavoro, ma deve operare entro limiti di sicurezza e procedure definite. In un cantiere aperto, le condizioni cambiano più rapidamente che in una linea industriale chiusa.
Maximo descrive tre componenti principali della propria architettura: Cortex per percezione e pianificazione, Form per le macchine e gli strumenti fisici, e IQ per il monitoraggio delle prestazioni della flotta. Il modello combina quindi robotica, software e analisi dei dati, con l’intento di migliorare i processi man mano che aumenta l’esperienza operativa.
Il modello commerciale a operazione
L’azienda propone un servizio di robotica legato alle attività effettivamente completate, anziché puntare soltanto sulla vendita delle macchine. Per un’impresa di costruzioni questo approccio può facilitare il confronto tra costo dell’automazione e produttività ottenuta, ma richiede contratti chiari su disponibilità, qualità e responsabilità operative.
Maximo indica inoltre una pipeline di circa tre milioni di attività per il 2027, corrispondenti a lavori collegati a circa 1,5 GW di installazioni fotovoltaiche. Si tratta di opportunità e programmi prospettici: non sono tutte operazioni già eseguite e non equivalgono a potenza fotovoltaica già collegata alla rete.
L’impatto sul lavoro e sul fotovoltaico
La robotica può aiutare a gestire cantieri più grandi in presenza di carenza di manodopera specializzata. Non elimina però il bisogno di competenze: installazione, elettricità, sicurezza, manutenzione e controllo delle macchine restano attività cruciali. La trasformazione potrebbe spostare parte del lavoro verso ruoli tecnici e di supervisione.
Per l’Italia l’interesse riguarda soprattutto i grandi impianti a terra, dove la ripetitività può rendere conveniente l’automazione. La diffusione dipenderà dai costi effettivi, dalle dimensioni dei cantieri e dalle norme di sicurezza. Il prossimo banco di prova sarà misurare produttività e qualità su più progetti, non soltanto sui risultati comunicati dal fornitore.